Chi ha ucciso la musica

 

” Sangue tortura filo spinato,  pira funeraria dei politici, innocenti violentati dal fuoco del napalm, uomo schizoide del ventunesimo secolo”

liriche tratte da 21st Century Schizoid Man

Siamo stati noi a uccidere la  musica, con le nostre richieste sempre più superficiali, accontentandoci di ritornelli gaudenti con qualche frase sconnessa, siamo diventati incapaci di ascoltare la musica e le parole. Le radio trasmettono ormai quasi sempre trasmissioni commerciali, la musica ha lasciato spazio  a dj che sono diventati degli opinionisti di bassa lega, i musicisti e o i parolieri sono quasi scomparsi, giganti all’orizzonte non se ne vedono. Insomma che nessuno abbia più niente da dire con le note e con le parole ? O ancora,  se faccio musica che non sia “spazzatura” non mangio? E’ questa la verità non faccio quello che vorrei fare perchè non vende e quindi mi adeguo e magari, e dico magari, qualcosina vendo.

Viziati da un momento storico in cui tutto è globale si fa fatica a fare tutto anche a essere criticamente costruttivi contro coloro che hanno lo scopo di uccidere la musica, contro coloro che vogliono a tutti costi costruire fenomeni musicali,  inconsapevoli, gli pseudo fenomeni, che non basta essere dotati di una bella voce e partecipare ad un programma di “burattini”, è necessario aver qualcosa da dire, è necessario che la passione bruci dentro, quella sana passione che non ti fa dormire la notte per scrivere e trovare l’armonia, il desiderio di trovarsi con quattro amici in uno scantinato e liberare l’energia dentro quelle ” luride ” chirarre.

Oggi diamo molte cose  per scontato, non si  ha memoria più del ruolo della musica nella vita di tutti i giorni, nella solitudine, nella sofferenza, nella privazione e nella schiavitù. Assuefatti dal perbenismo e dalla mediocrità, dall’assenza di valori profondi, dal desiderio di riprenderci ciò che lentamente e ogni giorno qualcuno cerca di toglierci ci siamo dimenticati della musica, quella capace di risvegliare le coscienze e di abbattere ancora una volta i muri.  E cosa rimane ? La voglia di parlare ancora di musica, di ascoltarla e di metterla al centro.

Rock come sospensione del giudizio, rock come assenza di pregiudizio, rock come anticonformismo, rock come tolleranza, rock come approccio moderno alla vita sociale, rock come anticlericalismo, rock come provocazione, rock come musica immaginifica, rock come ribellione alla costante pressione sociale, rock come ricerca di nuove angolazioni creative.

Rock per ricominciare da dove siamo rimasti !!

Sarebbe semplice iniziare dai così detti GURU del rock’n roll, e invece no , avremo tempo per quello.

Partirò invece da quello che molti considerano un rock colto, il progressive, partendo dall’Italia, perché è il nostro amato paese, con tutte le sue contraddizioni, che negli anni settanta si è imposto come “seconda patria” del progressive  con opere essenziali a livello di storia del rock. Le ragione della diffusione di questa “dottrina” trovano le radici nel dove tutto diventa possibile e l’immaginazione trova il suo territorio di esplorazione.

Il progetto é semplice, parlare di musica, parlare, parlare di  rock, essere disturbanti,  ma soprattutto riscoprire il gusto di ascoltarla, approfondirla e gustarla, andare nuovamente a riprendere gli effetti disturbanti assopiti da un establishment che vuole tutto e tutti ignoranti,  e allora si potrà rispondere che  “nella dittatura dell’ignoranza meglio maledetti che indifferenti ” .

E allora disturbiamo e scuotiamo

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