MUSICA IMMAGINIFICA

“Oggi, in un momento storico in cui buttano le bombe a brescia e ci sono attentati sui treni, trovo stupido che facciano un pezzo come – Dolcissima Maria – , è assurdo ! la nostra musica è violenta perché nelle strade c’è violenza” ( Demetrio Stratos critica aspramente il gruppo Pfm ).

Una delle rivoluzioni operate dal progressive rock è stata quello di ampliare i confini dell’immaginazione traendo ispirazione dalla mitologia, dalla letteratura, dalla storia, dalla protesta, dalla consapevolezza sociale, dalla contro-cultura. Che cosa caratterizza questa forma d’arte da molti definita barocca, romantica e sinfonica ? Dal rifiuto programmatico della forma canzone, dal massiccio utilizzo dei cambi di tempo nella ritmica, dall’utilizzo differenti di strumentazioni in particolare di tastiere ( organo hammond e mellotron), strumenti a fiato, archi e orchestre.

Dentro tutto questo c’era il desiderio di uscire dalla struttura del linguaggio classico della canzone e quindi sperimentare un nuovo modo di fare musica in cui i testi potessero esprimere con l’immaginazione tutto ciò  che fino ad allora non si voleva dire contro il potere costituito. Musica e parole si compenetrano tra le varie esperienze, tutto quanto deve essere parte di uno stesso tipo di ricerca.

I segnali erano nell’aria sin dal 1967 con l’ uscita dell’album dei Beatles Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band e Pet Sound dei Beach Boys. Entrambi, nelle loro sperimentazioni musicali, usano lo studio di registrazione come uno strumento, inventano nuovi suoni, mischiano linguaggi, legano canzoni l’una all’altra come si se trattasse di una unica composizione (concept album). La mutazione è profonda.

Il progressive è un fenomeno principalmente  europeo e in particolare inglese, nato nelle art schools e nei colleges borghesi, come la Charterhouse Scool  ove, fra il Seicento e il Novecento, si sono formate intere generazioni di vescovi, pensatori e uomini politici. In queste stesse aule, tra il 1963 e il 1965 si incontrarono cinque ragazzi figli di banchieri, militari in carriera, insegnanti e commercianti. I loro nomi sono Peter Gabriel, Tony Banks, Anthony Philips, Mike Rutherford e John Silver, e formarono una band destinata a farsi conoscere in tutto il mondo con il nome di Genesis. Mentre il progressive britannico rimase appannaggio di pochi, in Italia il invece, ebbe una funzione differente a livello sociale. La formazione di questo nuovo movimento creativo fu favorita dalla contrapposizione politica esistente in quegli anni e dalla forte aggregazione che si creò tra gruppi extraparlamentari, classe operaia, movimenti operai che non avevano risposte dal malgoverno democristiano in merito a crisi economica, disoccupazione dilagante e altri problemi da cui era afflitta la società.  In questo scenario socio-politico, di stratificazione ed etereneogeneità sociale la musica immaginifica si focalizza su tutti quegli aspetti di cui i giovani si fanno portavoce e che non vengono toccati né dalla sfera politica ne da quella sociale : ricerca del sé, educazione, comunicazione, sessualità, spiritualità, religiosità, rapporti famigliari. 

Tra gli interpreti più di spicco, oltre ai soliti noti  PFM e Banco, ci furono anche Franco Battiato (  FetusPollution, Sulle corde di Aries) , Alan Sorrenti (Aria, Come un vecchio incensiere all’alba di un villaggio deserto), Michele Zarrillo (Semiramis, Il rovescio della medaglia),  Ivano fossati (Delirium) che successivamente abbandonarono  la “musica colta” per abbracciare la convenzionalità del pop.

Un gruppo fondamentale del periodo d’oro del progressive rock italiano, formazione che negli anni Settanta ha incarnato l’anima più hard-rock, sono i BPI, Biglietto per l’inferno. Il loro straordinario esordio  del 1974 è contraddistinto dalla forte personalità del cantante e flautista Claudio Canali e dalla non comune presenza dei due tastieristi; il celeberrimo pioniere  italiano Baffo Banfi e Giuseppe Cossa. Queste caratteristiche – accoppiate ai personalissimi testi di Canali, interprete  di un grande conflitto interiore approdato vari anni dopo con la scelta di una vita monastica – hanno reso i BPI un gruppo unico nello scenario della musica pop del nostro paese.

“Biglietto per l’Inferno” è stato l’album italiano hard-prog per eccellenza; nessuno potrà mai togliere questo merito a Canali e compagni. I dialoghi interiori, i tormentati sensi di colpa, quella silenziosa rabbia adolescenziale presente in brani come “ANSIA” e “CONFESSIONE“, o la disperata denuncia di una società fredda e ingiusta de “L’AMICO SUICIDA” sono esempi originalissimi della scena prog italiana.

Il miglior album rock mai pubblicato in Italia dalla casa discografica indipendente Trident, un capolavoro che si fa ascoltare al 100%.

La musica dei BPI, sembra pervenire da concezioni culturali lontane dall’uomo moderno, da regioni sconosciute al potere temporale, da alte terre dominate da precise gerarchie di valori. C’è qualcosa che non passa inosservato, un ingrediente che appare estraneo al rock, forse un elemento educativo, una morale che fila a meraviglia con le muscolose e inaspettate forme dell’ heavy metal. L’ormai intramontabile e celebre traccia “Confessione” rimanda molto d vicino a riff che la New Wave Of British Heavy Metal riproporrà. Sono musicisti dal sangue caldo, artisti che sfoggiano all’arte del genuino istinto genuino.

Ed è proprio il contrasto di valori decantati che fa da sottofondo facendone ne scaturire un prodotto progressivo esaltante, un rock elaborato, che non cede mai il passo alla banalità, con aperture al classico, al jazz, all’avanguardia. Sono presenti anche riferimenti alla musica progressiva estera, ELP , Jethro Tull e Huriah Heep  ma è inevitabile e il tributo si paga volentieri pur di avere un prodotto all’altezza di BPI.

I testi sono sono simultaneamente poetici e spregiudicati, Biglietto per l’Inferno è un manifesto anti – ipocrisia servito ben prima dall’avvento del punk, che di questa tematica ha fatto la sua centralità. 

Ecco qui l’album e buon ascolto.

ANSIACONFESSIONEUNA STRANA REGINAIL NEVAREL’AMICO SUICIDA

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MUSICA IMMAGINIFICA

Chi ha ucciso la musica

 

” Sangue tortura filo spinato,  pira funeraria dei politici, innocenti violentati dal fuoco del napalm, uomo schizoide del ventunesimo secolo”

liriche tratte da 21st Century Schizoid Man

Siamo stati noi a uccidere la  musica, con le nostre richieste sempre più superficiali, accontentandoci di ritornelli gaudenti con qualche frase sconnessa, siamo diventati incapaci di ascoltare la musica e le parole. Le radio trasmettono ormai quasi sempre trasmissioni commerciali, la musica ha lasciato spazio  a dj che sono diventati degli opinionisti di bassa lega, i musicisti e o i parolieri sono quasi scomparsi, giganti all’orizzonte non se ne vedono. Insomma che nessuno abbia più niente da dire con le note e con le parole ? O ancora,  se faccio musica che non sia “spazzatura” non mangio? E’ questa la verità non faccio quello che vorrei fare perchè non vende e quindi mi adeguo e magari, e dico magari, qualcosina vendo.

Viziati da un momento storico in cui tutto è globale si fa fatica a fare tutto anche a essere criticamente costruttivi contro coloro che hanno lo scopo di uccidere la musica, contro coloro che vogliono a tutti costi costruire fenomeni musicali,  inconsapevoli, gli pseudo fenomeni, che non basta essere dotati di una bella voce e partecipare ad un programma di “burattini”, è necessario aver qualcosa da dire, è necessario che la passione bruci dentro, quella sana passione che non ti fa dormire la notte per scrivere e trovare l’armonia, il desiderio di trovarsi con quattro amici in uno scantinato e liberare l’energia dentro quelle ” luride ” chirarre.

Oggi diamo molte cose  per scontato, non si  ha memoria più del ruolo della musica nella vita di tutti i giorni, nella solitudine, nella sofferenza, nella privazione e nella schiavitù. Assuefatti dal perbenismo e dalla mediocrità, dall’assenza di valori profondi, dal desiderio di riprenderci ciò che lentamente e ogni giorno qualcuno cerca di toglierci ci siamo dimenticati della musica, quella capace di risvegliare le coscienze e di abbattere ancora una volta i muri.  E cosa rimane ? La voglia di parlare ancora di musica, di ascoltarla e di metterla al centro.

Rock come sospensione del giudizio, rock come assenza di pregiudizio, rock come anticonformismo, rock come tolleranza, rock come approccio moderno alla vita sociale, rock come anticlericalismo, rock come provocazione, rock come musica immaginifica, rock come ribellione alla costante pressione sociale, rock come ricerca di nuove angolazioni creative.

Rock per ricominciare da dove siamo rimasti !!

Sarebbe semplice iniziare dai così detti GURU del rock’n roll, e invece no , avremo tempo per quello.

Partirò invece da quello che molti considerano un rock colto, il progressive, partendo dall’Italia, perché è il nostro amato paese, con tutte le sue contraddizioni, che negli anni settanta si è imposto come “seconda patria” del progressive  con opere essenziali a livello di storia del rock. Le ragione della diffusione di questa “dottrina” trovano le radici nel dove tutto diventa possibile e l’immaginazione trova il suo territorio di esplorazione.

Il progetto é semplice, parlare di musica, parlare, parlare di  rock, essere disturbanti,  ma soprattutto riscoprire il gusto di ascoltarla, approfondirla e gustarla, andare nuovamente a riprendere gli effetti disturbanti assopiti da un establishment che vuole tutto e tutti ignoranti,  e allora si potrà rispondere che  “nella dittatura dell’ignoranza meglio maledetti che indifferenti ” .

E allora disturbiamo e scuotiamo

Chi ha ucciso la musica